Leggo su Corriere.it un'intervista a Confalonieri che, tra le altre arguzie, dice:
"ha vinto (Berlusconi n.d.r.) contro il razzismo culturale, contro quelli dalla puzza sotto il naso, quelli che da 14 anni lo scherniscono in Italia e all'estero. Ma come si è permesso l'Economist di dare del buffone a un leader capace di tornare a vincere per la terza volta? L'ho detto anche al direttore della rivista. Il fatto è che si continuano a usare questi stereotipi in Italia: Berlusconi, il mafioso, il padrino...". E i giornalisti stranieri — per raccontare il nostro Paese — si comportano come Hemingway, che scriveva di rivoluzione dalla stanza di un hotel di lusso."
Noi siamo i razzisti culturali. Noi scriviamo della rivoluzione dal nostro Mac mentre sorseggiamo un Bellavista.
E non ci vergognamo.
Il razzismo culturale è il fondamento del nostro Club Elitario.
Noi puntiamo il dito schifati, siamo consapevoli della nostra diversità, leggiamo soddisfatti e ridacchianti le pagine dell'Economist che sbeffeggiano il nostro futuro Primo Ministro.
Siamo convinti che Di Pietro non sia eleggibile perché non conosce l'uso del congiuntivo anche se condividiamo i suoi indicativi sulla necessaria integrità dei nostri rappresentanti, da valutarsi anche in base alle loro condanne.
Non abbiamo mai messo in discussione la vocazione di grande statista di Casini, tanto più che lo riteniamo appropriato per ruoli di spicco in fiction tedesche su cani poliziotto.
Bertinotti è un simpatico ometto con una "r" che non possiamo che condividere. Il resto delle sue espressioni l'ha meritatamente espulso dal parlamento.
Luxuria ci pareva un uomo.
Mussi un simpatico baffo hitleriano con problemi di grassezza del cuoio capelluto.
Caruso......
Caruso non siede più in parlamento.
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Poterlo scrivere rende vano ogni commento.
mercoledì 16 aprile 2008
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